IPERTROFIA PROSTATICA

IPERTROFIA PROSTATICA

Dr. Giuseppe Campo

 

IPERTROFIA PROSTATICA

 

 

L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) è una patologia molto comune nella popolazione maschile. Si definisce come la crescita del tessuto prostatico della zona periuretrale (adenoma prostatico) andando a creare nel tempo problemi all’atto della minzione. Il volume della prostata va incontro a una fisiologica crescita con l’avanzare dell’età, per effetto di squilibri ormonali e dell’azione di numerosi fattori di crescita. Circa il 60% degli uomini oltre i 60 anni di età soffre di disturbi della minzione che possono essere secondari all’ipertrofia prostatica o ad altre componenti dovute a un’alterata funzione vescicale. Si stima che circa il 30% degli uomini sopra i 65 anni, soffra di sintomi urinari severi legati all’ipertrofia prostatica.

 

L’IPB si manifesta con disturbi urinari che possono assumere caratteristiche di severità tali da inficiare in modo importante la qualità di vita del paziente. Tale sintomatologia, è legata sia a una componente “ostruttiva”, data dall’aumento del volume prostatico che ostacola il deflusso di urine, sia da una componente “dinamica” di compressione dovuta all’azione delle fibre muscolari presenti nel tessuto prostatico, con l’effetto finale di un restringimento del fisiologico “imbuto” costituito dal collo vescicale e dall’uretra, attraverso cui si ha il normale passaggio di urine verso il pene.

 

I sintomi dell'ipertrofia prostatica

Il sintomo principale dell'ipertrofia prostatica benigna è la diminuzione della forza del getto urinario in associazione alla difficoltà a iniziare il processo minzionatorio. Un altro sintomo ricorrente è la cosiddetta pollachiuria ovvero l'aumento della frequenza della minzione; ciò avviene sia nelle ore diurne che in quelle notturne, in quest'ultimo caso si parla di nicturia. Altri sintomi sono il bisogno di urinare urgentemente (urgenza minzionale, talvolta associata a piccolissime perdite involontarie di urina), minzione intermittente, flusso urinario rallentato, sensazione di vescica non completamente svuotata, gocciolamento post-minzionale e, ma più raramente, ematuria (presenza di sangue nelle urine), tenesmo (contrazione dolorosa dello sfintere urinario) e riduzione della libido. Data una certa similitudine sintomatologica tra ipertrofia prostatica benigna e tumore della prostata è consigliabile, nel caso si avvertano alcuni dei sintomi sopradescritti, mettere in preventivo una visita urologica.

Ipertrofia prostatica:Diagnosi.

 

Ipertrofia prostatica:Diagnosi.

 

 

Un esame clinico accurato, comprendente anche l’esplorazione rettale, è importante per escludere eventuali altre patologie che possono dare una sintomatologia sovrapponibile. Tra gli esami utili alla diagnosi vi sono l’uroflussometria , lo studio urodinamico pressione-flusso  e l’uretrocistoscopiua flessibile ambulatoriale. Viene di solito richiesto, inoltre, il dosaggio del PSA (Antigene Prostatico Specifico) i cui valori possono essere elevati a causa dell’aumento del volume prostatico e devono essere interpretati correttamente per escludere l’eventuale coesistenza di una malattia maligna della prostata. Tra le altre indagini richieste vi è di solito un esame delle urine con urinocoltura, che permette di escludere un’eventuale infezione delle vie urinarie, in grado di simulare una sintomatologia analoga a quella dell’IPB.L’ecografia prostatica transrettale è infine un utile strumento di valutazione del corretto volume della prostata, importante soprattutto ai fini di un eventuale intervento chirurgico.

 

Le terapie dell'ipertrofia prostatica

 

Terapia dell Ipertrofia prostatica

 

Il trattamento dell’IPB si avvale di vari strumenti terapeutici, con lo scopo di migliorare la sintomatologia del paziente, la sua qualità di vita ed evitare le complicanze a lungo termine che vanno dalla ritenzione urinaria, alla calcolosi vescicale ed alla insufficienza renale cronica.

 

Le diverse forme di trattamento dell'ipertrofia prostatica benigna che vengono utilizzate o meno a seconda del livello di gravità della patologia. Le tipologie di trattamento possono essere suddivise sostanzialmente in quattro gruppi:
Terapie farmacologiche
Trattamenti chirurgici

Terapie farmacologiche
 
Esistono diverse tipologie di farmaci per la cura dell'IPB; alcuni inibiscono la trasformazione del testosterone nel metabolita DHT (diidrotestosterone), responsabile dell'ingrossamento della prostata; fanno parte di questa categoria la dutasteride e la finasteride ; altri farmaci (i cosiddetti farmaci alfa-litici come, per esempio, la terazosina, la tamsulosina, la doxazosina, alfuzosina,silodosina, ecc..) agiscono invece rilassando la muscolatura del collo vescicale, dell'uretra prostatica e della prostata migliorando di conseguenza la minzione. I problemi maggiori del ricorso ai farmaci sono legati agli effetti collaterali (deficit erettivi, eiaculazione retrograda, ginecomastia, ipotensione, emicrania, vertigini ecc.). Nelle fasi iniziali può essere utile il ricorso alla fitoterapia.
     

Terapia chirurgica ipertrofia prostatica

Trattamento chirurgico Ipertrofia prostatica

In caso di inefficacia della terapia farmacologica, il paziente dovrà essere indirizzato verso una terapia chirurgica. Esistono diverse opzioni chirurgiche per l’IPB, tutte volte alla risoluzione dell’ostruzione al deflusso di urina attraverso l’asportazione dell’adenoma prostatico, responsabile dell’ostruzione stessa. Si passa da interventi endoscopici come la TURP (Resezione endoscopica Trans-Uretrale della Prostata) a interventi a cielo aperto, come l' Adenectomia prostatica , quest’ultima necessaria in caso di prostate di grandi dimensioni.

 

La strategia terapeutica da attuare, sarà dunque basata sul grado di severità della sintomatologia del paziente e del conseguente impatto sulla sua vita quotidiana, discutendo i possibili rischi e benefici delle diverse opzioni terapeutiche.


 
 
Trattamenti chirurgici  (endoscopici)
I principali trattamenti chirurgici sono la TURP, la prostatectomia semplice, l'HoLEP, la TUIP e la TULIP. 
La TURP (Trans-Urethral Resection of the Prostate, resezione transuretrale della prostata) è un'operazione in endoscopia effettuata tramite uno strumento chiamato resettoscopio dotato di un ansa che taglia il tessuto prostatico. La cateterizzazione va dai tre ai cinque giorni.  Talvolta, quando non è possibile ricorrere alla TURP, si deve procedere con un'operazione di prostatectomia semplice. Il chirurgo incide l'addome, con la rimozione dell'adenoma  prostatico. La cateterizzazione va dai 4 ai 5 giorni.
La TUIP (Trans-Urethral Incision of the Prostate, incisione transuretrale della prostata) è un intervento effettuato con tecnica endoscopica ed è indicato per prostate dal peso inferiore ai 30 g e che non presentino sviluppo di lobo medio. Nel corso di questo intervento vengono praticate uno o due incisioni della prostata senza effettuare asportazione di tessuto. L'intervento è di breve durata, la cateterizzazione dura un giorno o due e anche la degenza risulta più breve che negli altri tipi di trattamento chirurgico.
La TULIP (Trans-Urethral Laser Incision of the Prostate, incisione prostatica transuretrale mediante laser) si effettua introducendo nell'uretra prostatica una sonda che emana un raggio laser indirizzato sulla lesione. I tempi di cateterizzazione e decorso post-operatorio sono leggermente più lunghi rispetto a quelli relativi alla tecnica TUIP.


 

 

Resezione transuretrale di adenoma prostatico (TURP)

 

L’intervento di resezione transuretrale di adenoma prostatico (TURP) è considerato il gold standard del trattamento chirurgico dell’iperplasia prostatica benigna (IPB) in pazienti con volume prostatico compreso tra 30 ed  80 ml. Esso consiste nella rimozione dell’adenoma prostatico (tessuto presente nella zona centrale della postata) responsabile dell’ostruzione urinaria e dei sintomi ad essa associati. L’intervento di TURP viene in genere eseguito in anestesia loco regionale, previa profilassi antibiotica e non prevede alcun taglio sulla cute. Durante tale procedura si introduce attraverso l’uretra un particolare strumento chiamato resettore. Esso presenta all’estremità un’ansa diatermica attraverso cui passa corrente adattabile in modo da consentire il taglio e la contemporanea coagulazione di piccole aree sanguinanti. Attraverso l’ansa diatermica è pertanto possibile ridurre in fette molto sottili la parte centrale della prostata che verrà rimossa a fine intervento. Viene posizionato quindi un catetere vescicale che viene rimosso solitamente in terza giornata post operatoria.L’eiaculazione retrograda, effetto collaterale comune agli interventi che prevedano un insulto a livello del collo vescicale, è presente nel 70% dei casi ed è correlata all’abbassamento della pressione a livello del collo vescicale che determina una più facile risalita del liquido seminale in vescica al momento della eiaculazione.

 

Adenomectomia prostatica e Diverticulectomia vescicale

L’approccio a cielo aperto (adenomectomia prostatica) consiste in un intervento laparotomico con incisione sovrapubica. Tipicamente, ad oggi si sceglie questa tipologia di intervento  per volumi prostatici >80 ml e  quando si associa la presenza di un grossolano diverticolo vescicale che richiede l’escissione. I diverticoli vescicali (erniazione della mucosa attraverso la parete vescicale) rappresentano un’altra importante spia della ostruzione urinaria severa che possono comportare infezioni recidivanti, calcolosi vescicale, carcinoma vescicale, alterazioni dell’alta via escretrice. La diverticulectomia (asportazione chirurgica del diverticolo) è indicata nel trattamento di tali sintomi previa rimozione dell’ostruzione. L’approccio chirurgico trans vescicale consiste nell’apertura della vescica e nella exeresi del diverticolo a livello del colletto con successiva chiusura in due strati della soluzione di continuo.

 

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